Hachiko, Simbolo di Fedeltà
Parlando di Akita Inu non si può non menzionare la struggente storia di Hachiko (vezzeggiativo di Hachi), un maschio bianco di Akita Inu di Oda
te vissuto tra il 1923 ed il 1934 (in foto). Hachiko fu adottato all’età di 2 mesi dal Professor Ueno Eizaburo che lavorava presso il Dipartimento Agricolo di Tokyo. Ogni mattina quando Ueno si recavare alla stazione di Shibuya per andare al lavoro, veniva accompagnato da Hachiko. Ogni giorno alle ore 15:00, puntualmente Hachiko tornava alla stazione ad aspettare il suo padrone. Il 21 Maggio 1925 Ueno Eizaburo fu colpito da un attacco cardiaco e morì, quando si trovava al lavoro. Quel triste giorno Hachiko si recò alla stazione ad aspettare il suo padrone in vano. Da allora ogni giorno, puntualmente Hachiko si recò ad aspettare il ritorno del suo padrone. La dedizione di Hachiko che ogni giorno con costanza aspettava il suo padrone, fu osservata dal capostazione e da chi prendeva regolarmente il treno che, impressionati dalla sua devozione gli offrirono cibo e riparo . Ben presto la notizia della fedeltà di questo Akita fece il giro del paese, conquistando i cuori del paese, e la gente iniziò a recarsi a Shibuya solo per assistere a questo struggente ed incredibile fatto. Passarono gli anni ed il 7 Marzo del 1934 Hachiko morì, alla stazione di Shibuya, esattamente dove ogni giorno aveva aspettato il suo padrone, 10 anni dopo l’ultima volta che lo vide. Quel giorno tutte le prime pagine dei giornali del Giappone riportavano la notizia, venne dichiarato un giorno di lutto e furono raccolti contributi per rendere memoria ad Hachiko. Nell’Aprile del 1934 fu posizionata, nel posto esatto dove Hachiko aspettava, una statua in bronzo costruita dall scultore Ando Teru. Purtroppo il Giappone entrò in guerra e per la costruzione di armi furono fusi tutti i metalli disponibili (compr
esa la statua di Hachiko). Solo più tardi nel 1948 Takeshi, il figlio di Ando scolpì una seconda statua (quella in foto che tutt’oggi si può ammirare al di fuori della stazione di Shibuya). Oggi la statua è diventato un luogo di incontro, nel quale è consuetudine per le coppiette di giovani amanti darsi appuntamento. Accanto alla tomba del Professor Ueno, nel cimitero di Aoyama, è stato eratto un memoriale, dove sono sepolte alcune ossa di Hachiko. Hachiko imbalsamato e' esposto presso il Museo Nazionale delle Scienze a nordovest della stazione di Ueno. Ogni anno l’ 8 Aprile si tiene una solenne cerimonia in memoria della fedeltà di questo Akita.
Questo è un video toccante che mostra la storia di Hachiko, nel vederlo mi sono commosso, perché l’Akita che interpreta Hachiko assomiglia impressionantemente al mio Kiro…
Sadaroku sparò di nuovo e questa volta lo uccise. Ma ad un tratto fu circondato da un gruppo di samurai; lo arrestarono poiché aveva osato sparare nei pressi del castello di Sannobe. Sadaroku cercò in tasca il lasciapassare ma non lo trovò, proprio quel giorno l'aveva dimenticato a casa. Così fu trascinato al castello, condannato a morte e messo in prigione. Durante la notte Shiro riuscì ad arrivare sotto la grata della prigione e si mise a guaire. Il suo padrone lo udì e lo implorò di andare a prendere il rotolo pur non sperando che il cane avrebbe capito. Invece Shiro capì e partì di corsa. Corse e corse attraversando foreste valli e pianure e finalmente giunse a casa. Qui si mise a guaire e ad abbaiare disperatamente davanti alla moglie del suo padrone, ma la donna non capiva ciò che lui voleva. Allora riprese la via del ritorno verso il suo padrone. Quando Sadaroku lo vide tornare senza il rotolo si disperò ma poi si ricordò di averlo lasciato sopra il sacra
rio degli antenati; lo disse a Shiro il quale ripartì correndo a perdifiato. Giunto a casa si mise ad abbaiare davanti al sacrario. La moglie vide il rotolo e questa volta, sbiancando in volto, capì. Dette il rotolo a Shiro che riprese la sua folle corsa verso il castello. All'alba Shiro stava ancora correndo ma era allo stremo delle forze. Nello stesso momento Sadaroku veniva portato sul luogo dell'esecuzione; chiese di poter rivedere per l'ultima volta il suo cane ma gli fu negato. Fu così che, mentre urlava il nome di Shiro, gli venne tagliata la testa. Quando poco dopo il cane arrivò con il rotolo in bocca trovò il corpo del suo padrone ormai senza vita. Cominciò a nevicare, Shiro trascinò il corpo di Sadaroku nella foresta vicina al castello, scavò e lo seppellì. Poi cominciò ad ululare verso il castello e ogni giorno e ogni notte ululava tutto il suo dolore. Il suo ululato giungeva anche al castello e gelava il sanguea quelli che lo abitavano. Shiro non lasciò più quella foresta che da allora è chiamata la foresta ululante.Si narra che l'Imperatore Yuryaku (457-479 d.C.) vide, passando per il villaggio, una casa molto simile al suo palazzo, furibondo diede ordine che venisse immediatamente incendiata e completamente distrutta, neanche il più piccolo pezzo di legno doveva rimanere.
Il proprietario disperato, non sapendo come far cambiare idea all'Imperatore, pensò di regalargli uno dei suoi cuccioli di cane, prese il più bello e lo donò al suo signore.
L'Imperatore quando vide quel batuffolo di pelo bianco e morbido s'impietosì e concesse la grazia fermando l'ordine impartito, la casa fu salva.
Quel cucciolo era un antenato dell' Akita, che divenne membro della corte.
Quando ci si rivolgeva ad un Akita imperiale si usavano dei termini speciali creati appositamente per questa razza; anche il sorvegliante del cane doveva usare un abito particolare, come il cane stesso doveva portare un guinzaglio che ne indicasse lo stato sociale (del cane oltre che del proprietario).
In Giappone le donne , quando andavano al lavoro nei campi, usavano affidare i loro figli ad una femmina di Akita, che li avrebbe sorvegliati e protetti fino al loro ritorno. Ancora oggi in Giappone, quando nasce un bambino, è consuetudine regalare una statuetta di Akita in segno di buon auspicio, rievocando la protezione dell’Akita sul nascituro. Quest’usanza oggi ha assunto anche il significato di augurio di lunga vita, pronta guarigione e buona fortuna.
Chi ha più o meno la mia età non può non aver giocato con il commodore 64, chi l’ha fatto non può non aver giocato con uno dei giochi che ha fatto la storia del
commodore 64, ovvero SHINOBI. Shinobi era un videogioco a piattaforme pubblicato nel 1987 dalla SEGA in cui si prendeva i panni di un ninja, Joe Musashi, che combatteva un'organizzazione di terroristi chiamata Zeed, allo scopo di liberare i figli del clan di Oboro.
Nel 1989 SEGA ne pubblica il seguito: The Revenge of Shinobi che poi diventa Shadow Dancer (in foto). In queste successive versioni è stata aggiunta la possibilità di poter rivoltare un cane bianco contro i nemici. Indovinate di che cane si trattava?
Già che siamo in tema di ricordi…Ricordate “Gigi la trottola”? Era un anime (oltre che un manga) giapponese ideato da Noboru Rokuda e prodotto dalla Tatsunoko nel 1981. Qui in Italia è stato trasmesso su Italia 7, neglo anni ’80. Gigi Sullivan, protagonista di questo divertentissimo anime, è un ragazzo dotato di grandi capacità verso qualunque tipo di sport, anche se non raggiunge nemmeno il m
etro d'altezza, dote che sfrutta per guardare sotto le gonne delle studentesse (la sua passione sono le mutandine bianche). Nonostante ciò decide di far parte del circolo sportivo di basket, dove incontra Anna, della quale si innamora. Il particolare corteggiamento di Gigi è ostacolato da Salomone (cane di Anna, nonché suo segreto spasimante). Salomone (che spesso è protagonista di ridicoli siparietti in cui spiega le regole degli sport) ha la capacità di parlare, ma solo Gigi sembra capirlo. Nell’ intralciare l’amore tra Gigi e Anna, Salomone finisce sempre vittima della scaltrezza di Gigi dalla quale risulta sempre sconfitto e vergognosamente umiliato. Salomone è un Akita Americano (ora si chiama Grande Cane Giapponese). In questo è facile cogliere una vena di irrisorio sarcasmo dei giapponesi nei confronti della, al tempo neonata, razza e nei confronti degli americani che hanno provato a copiare il loro "tesoro nazionale".